Hanno cambiato faccia: le recensioni

UN MODERNO FILM DI VAMPIRI
(Ernesto G. Laura, Il veltro, aprile 1971)

L'esordio del mese (a parte quello di Manfredi che non lo è del tutto, dato che anni fa l'attore aveva diretto un episodio in un film a più mani) è quello dell'ex critico e studioso Corrado Farina con Hanno cambiato faccia. E' un esordio di tutto riguardo se non altro per aver affrontato un filone, quello dell'orrore e per esser più precisi vampiresco, che il cinema italiano ha trattato finora con intendimenti bassamente commerciali, abbondando in effettacci grandguignoleschi e mescolando sesso e spavento in un miscuglio per platee di gusti facili.

Corrado Farina non ha voluto fare in realtà un film 'di genere' bensì servirsi di alcuni motivi classici del cinema terrorifico per un suo discorso d'autore. Quelli che, secondo il titolo, hanno cambiato faccia, sono appunto i vampiri, che una lunga tradizione letteraria vuoe morti senza pace aggirantisi la notte, specie quando c'è la luna, a succhiare il sangue dei viventi per mantenersi a loro volta in vita, o almeno in quella singolare condizione che è la loro di persone irrigidite nella tomba nel sonno della morte durante il giorno e risorgenti nelle ore delle tenebre.

Il più famoso vampiro del black novel britannico è, come tutti sappiamo, il balcanico conte Dracula, abitante in un castello sui Carpazi:un personaggio reso famoso dal romanzo inizio di secolo di Bram Stoker ma dotato di sufficienti ancoraggi nelle lontane cronache romene. Quando il tedesco Murnau si ispirò al romanzo dello scrittore inglese per un film, ragioni probabilmente di diritti d'autore gli fecero mutar nome al sinistro signore che divenne Nosferatu. Nosferatu è anche il nome del vampiro posto al centro del film di Farina, ma la chiave semiironica del racconto cinematografico è fornita già dalla più precisa connotazione del mostro: ingegner Giovanni Nosferatu.

La trovata del regista è infatti di trasporre ai nostri giorni la vicenda di Dracula e di farne, non un castellano aristocratico come andava bene per le civiltà agricole di ieri ma un grande industriale capace di manovrare nell'ombra i fili di un illimitato potere economico. Il vampirismo che ieri, in altri contesti storici e sociali, si traduceva nel succhiare il sangue, oggi, dai moderni mostri, è praticato succhiando alle persone la loro libertà e la loro personalità, rendendo, insomma, la gente, conformista.

E' merito di Farina non aver volto l'intera vicenda al simbolo e alla satira e di aver tentato invece con intelligenza il piano arduo dell'umorismo nero, quello di certo Poe, di Ambrose Bierce, dello Stevenson della Cassa sbagliata. L'attacco del film è ad esempio pienamente iscritto nella tradizione del film dell'orrore, con un gradualismo di scoperte che da un iniziale universo "normale" (la Torino di oggi) procede verso la rarefazione del reale e l'apertura di più ingressi ad un favolistico regno dell'arcano, del misterioso, del magico. (E soccorrono benissimo le Langhe ed altre zone di un Piemonte invernale e brumoso, tutto suggestione e magia). Nella seconda parte, e in pratica da quando Nosferata riunisce i suoi collaboratori, la sterzata verso l'umorismo è più netta e da luogo a sequenze assai gustose, ad esempio l'immaginario Carosello televisivo che il vampiro fa realizzare per persuadere la gente a consumare lo LSD, acquistabile ormai nei supermercati come un qualunque prodotto alimentare. Siamo di fronte ad un film in apparenza solo divertente e spettacolare ed in verità complesso, strutturato a più piani intersecantisi, dove la colta citazione di classici della storia del cinema si alterna alla parodia televisiva, la suspense avventurosa alla riflessione sociologica, il racconto di fatti al simbolo delle idee. Adolfo Celi è istrionico quanto basta nel raffigurare il suo Dracula-Nosferatu, anche se il personaggio, nella seconda parte, dove si stendono i piani per la conquista del mondo, ricalca da vicino il supercriminale interpretato dal medesimo Celi come antagonista di James Bond in Thunderball (Agente 007 - Operazione Thunderball).


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