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I "generi" di Corrado Farina
di Alberto Farina

Dal cortometraggio alla pubblicità, dalla pubblicità al cinema (al lungometraggio ma soprattutto al documentario e al film industriale), dal cinema al romanzo, la carriera di Corrado Farina ruota da sempre attorno all'idea del racconto tradizionale, e in particolar modo alle tradizioni dei generi: e questo a partire dai film realizzati a otto millimetri negli anni Cinquanta e Sessanta, l'epoca in cui il cinema amatoriale sembrava invece privilegiare l'indagine sulla realtà, considerando il documentario come una missione, oppure lo sperimentalismo stilistico.

Fin dai primissimi titoli della sua filmografia a passo ridotto (di cui Shortvillage Magazine trasmette in questo periodo una ricca selezione all'interno dell'apprezzato "Spazio FEDIC") la strada di Farina si rivela diversa: se il giallo Tra un bacio e una pistola (1959) è una vicenda di spionaggio che anticipa di tre anni il primo film di 007, Accadde a Catone (1960) è una commedia satirica in cui San Pietro invia sulla Terra Catone il censore per porre un freno al dilagare dell'immoralità (e va ricordato che siamo negli anni in cui impera la censura democristiana). E dello stesso anno è Il figlio di Dracula, un omaggio più affettuoso che dissacrante a quel genere horror all'interno del quale Farina realizzerà nei primi anni Settanta entrambi i suoi lungometraggi "professionali", Hanno cambiato faccia (1971, Pardo d'oro al festival di Locarno) e Baba Yaga (1973).

Tra i film già riproposti da Shortvillage Magazine, sono sicuramente da segnalare il dramma romantico L'ultima estate (1961), storia di un amore bruciato dalla guerra nei giorni tragici dell'estate 1944 e soprattutto il fantascientifico Si chiamava Terra (1963), premiatissimo anche all'estero ed esempio -per l'epoca sorprendente- di quella fantascienza adulta che solo sporadicamente arrivava sugli schermi cinematografici e di norma relegata nelle pagine degli autori di SF sociologica: parabola amara della presunzione umana, il film descrive la scoperta da parte di un astronauta di un mondo ormai spopolato a causa del comando scellerato di eliminare dal pianeta ogni essere imperfetto, con un senso dell'apocalittico che ricorda vagamente l'allora recente L'ultima spiaggia di Kramer.

Nello stesso anno di Si chiamava Terra, Farina entra nel mondo della pubblicità e diventa uno dei registi di punta dell'Armando Testa, per cui realizza decine di Caroselli. La produzione a passo ridotto si dirada, ma qualcosa cambia in modo preciso: tenendo fra parentesi il curioso Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (1966), praticamente un videoclip ante litteram della celebre canzone di Fabrizio De Andrè e Paolo Villaggio, Farina chiuderà la sua carriera di regista a otto millimetri con Giro giro tondo(1968), inquietante distopia di una famiglia roboticamente integrata in un sistema che ha fatto della filosofia consumista un vero e proprio lavoro. L'intenzione sociologica del film è il frutto diretto dell'esperienza dell'autore dietro le quinte del mondo dei persuasori occulti: e il lungo d'esordio, Hanno cambiato faccia, sarà la sintesi logica fra le due anime dell'autore, sposando le teorie di Marcuse coll'impianto narrativo del mito di Dracula.

La carriera successiva di Farina continuerà in gran parte sotto il segno del cortometraggio. Ci vorrebbero ben altri spazi per osservare nel dettaglio l'attività del regista nel cinema industriale -un settore rimasto in gran parte inaccessibile al grande pubblico e di cui prima o poi qualcuno dovrà occuparsi a livello storiografico- nel documentario e nei servizi televisivi: ma va notato che anche in queste esperienze Farina torna spesso e volentieri ai moduli del racconto, e del racconto di genere. Fino all'apoteosi di Alfa 75 Superstar(1985), una scatenata antologia cinematografica in cui l'automobile in questione, entrata a Cinecittà per girare uno spot pubblicitario, sbaglia strada e si trova impegnata in un duello mortale col camion assassino di Duel, sfugge ad alcuni gangster in stile Scarface, distrugge con la luce dei fari un Dracula che nulla ha da invidiare a quello di Fisher e di Christopher Lee, assiste James Bond in un inseguimento ed è testimone di un balletto ispirato a Cantando sotto la pioggia -il tutto incrociando la strada di Mary Poppins e di due moschettieri impegnati in un eterno duello.

L'inizio degli anni Novanta segna -accanto a un rinnovato impegno nel documentario culturale e televisivo- l'apertura a sorpresa di un fronte letterario. Nel 1994 viene pubblicato con successo Un posto al buio. Ancora una volta ci troviamo in pieno genere -si tratta di un giallo, per giunta costruito su un omaggio a un altro classico dell'horror come Il fantasma dell'Opera- e si tratta anche di un libro sul cinema e sull'amore per la sala cinematografica. Un posto al buio apre una trilogia che continuerà nel 1999 con Giallo antico (un'ipotesi storica che mette in contatto Emilio Salgari e Giovanni Pastrone, ossia le due anime -letteraria e quella cinematografica- della storia della narrazione popolare nella Torino di inizio secolo) per concludersi proprio in questi giorni con Dissolvenza incrociata, ambientato a Torino e centrato sulle riprese di un film di cappa e spada. curioso notare come la frequentazione da parte di Farina del giallo letterario chiuda in qualche modo un cerchio aperto tanti anni prima dal giallo cinematografico di Tra un bacio e una pistola. Ma va detto anche che tutti i romanzi dell'autore (a cui bisogna aggiungere come un outsider Storia di sesso e di fumetto, un'altra scorribanda fra i generi con qualche punto di contatto con Accadde a Catone) nascono da soggetti cinematografici non ancora divenuti film, e che non è detto non possano diventarlo in futuro. Dopotutto, le vie del cinema sono infinite.

("Tagliocorto", gennaio 2003)

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